giovedì 10 dicembre 2009

Processo breve incostituzionale

Secondo i giudici il ddl (primo firmatario Maurizio Gasparri) viola almeno tre principi costituzionali: l'obbligatorietà dell'azione penale, il giusto processo e soprattutto l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Proprio ciò che Berlusconi combatte da quando è sceso in campo. Anche se non riuscisse a passare quest'operazione, non finirà qui.

giovedì 26 novembre 2009

Buoni Genitori?

L'incontro "Buoni Genitori?" ripresto apposta per chi se l'è perso.
Certo, come coordinatore devo rodare ancora un po'. :)

mercoledì 11 novembre 2009

Sul crocefisso

Che triste destino quello del crocefisso. Tutti, anche chi non lo vuole nelle aule, gli è affezionato. Non può che stare soffrendo nel mezzo di questo litigio dove da una parte c'è chi non lo vuole, dall'altra chi lo vuole come "elemento d'arredo" o "simbolo della cultura europea". Non credo che Gesù sia morto in croce per fornire un soprammobile alle stanze dello stato, né tantomeno per diventare la bandiera culturale di una sola parte del mondo.

I difensori del crocefisso in classe ripetono che "è sempre stato lì e non fa male a nessuno" (posizione conservatrice) oppure che "ci sono tante altre cose di cui occuparsi che sono più importanti (allora perché perdere tempo a lottare contro le sentenze della Corte dei Diritti?).

Quella contro il crocefisso in classe in Italia è una battaglia persa, semplicemente perché nessuno qui ha ancora capito che in una democrazia liberale si devono difendere le minoranze, altrimenti si parla di mera dittatura della maggioranza.

martedì 10 novembre 2009

Circolointeruniversitario.it

Da oggi apre il sito www.circolointeruniversitario.it
ci saranno le elaborazioni degli studenti democratici e il calendario degli eventi.
Dai un'occhiata!

lunedì 2 novembre 2009

Rocker sull'anarchismo

Rudolf Rocker, storico anarchico, scriveva che l'anarchismo non costituisce

"un sistema sociale definito e in sè concluso, quanto piuttosto una ben determinata tendenza allo sviluppo storico dell'umanità che, in contrasto con la tutela intellettuale imposta da tutte le istituzioni clericali e governative, lotta per il libero ed incondizionato dispiegamento delle forze individuali e sociali della vita. La libertà stessa è soltanto un concetto relativo, e non assoluto, poiché tende costantemente ad espandersi e a coinvolgere sfere sempre più ampie in una crescente varietà di modi. Per l'anarchico, la libertà non è un astratto concetto filosofico, ma la concreta possibilità vitale per ogni essere umano di sviluppare appieno tutte le potenzialità, le facoltà, le doti che la natura gli ha donato, volgendole a vantaggio della società. Minore è il peso della tutela ecclesiastica e politica in questo naturale sviluppo, e tanto più ricca e armonica diverrà la personalità umana, tanto più decisamente essa diverrà la misura della cultura intellettuale della società in cui è cresciuta"

tradotto liberamente dal seguente testo

"Anarchism recognises only the relative significance of ideas, institutions and social forms. It is therefore not a fixed, self-enclosed social system, but rather a definite trend in the historic development of mankind, which, in contrast with the intellectual guardianship of all clerical and governmental institutions, strives for the free unhindered unfolding of all the individual and social forces in life. Even freedom is only a relative, not an absolute concept, since it tends constantly to become broader and affect wider circles in more manifold ways. For the Anarchist, freedom is not an abstract philosophical concept, but the vital concrete possibility for every human being to bring to full development all the powers, capacities and talents with which nature has endowed him, and turn them to social account. The less this natural development of man is influenced by ecclesiastical or political guardianship, the more efficient and harmonious will human personality become, the more will it become the measure of the society in which it has grown."

Rudolf Rocker, Anarchosyndacalism, p.31

giovedì 29 ottobre 2009

Contro gli asili nido, di Paola Liberace

More about Contro gli asili nido
Questo libro rappresenta un importante contributo al dibattito che si è avviato riguardo alla prima infanzia e a come lo Stato deve regolarla. Esistono vari modi per approcciarsi a questo discorso, quello dominante consiste nel salvaguardare il diritto della donna a lavorare il prima possibile dopo la gravidanza. Questo obiettivo viene perseguito aumentando l'offerta di asili nido, che fino ad oggi in Italia sono pochi (fa eccezione la provincia di Milano) attraverso investimenti ad hoc, come quelli che il governo ha annunciato nella scorsa finanziaria, consistenti in 800 milioni di euro. Ma Paola Liberace non ci sta: la scelta tra il mandare il bimbo all'asilo nido e tenerlo a casa è solo apparente, se poi il mercato del lavoro è brutale in queste situazioni. Molte persone hanno solo due scelte: rinunciare alla propria carriera o mandare il figlio all'asilo nido. L'opzione culturalmente più accettata, quella di passare l'intero primo anno di vita con il bambino, non è contemplata nel novero delle possibilità: bisogna essere molto fortunati per poterselo permettere.
Allora la proposta è questa: non possiamo andare solo nella direzione dell'aumento dell'offerta degli asili nido. Dal momento che il mercato può funzionare per queste strutture sono necessari meno soldi di quanto non richiederebbe costruire un impianto in toto pubblico ed una grande fetta di soldi deve essere invece redistribuita direttamente ai genitori che vogliono stare a casa con il proprio figlio, oppure attraverso incentivi alle imprese affinché prevedano forme di previdenza nel contratto di lavoro.
Ancora una volta dobbiamo quindi guarda ai paesi scandinavi e capire che la cosa veramente importante è la libertà di scelta. Lo Stato non deve prendere delle decisioni al posto dei genitori, ma deve rendere possibile una reale decisione su cosa sia meglio per il bambino nei primi tre anni di vita.

Primarie 25 ottobre 2009

Sono finalmente arrivati i dati su Milano delle primarie! Ho votato nel collegio 13, quello del centro storico di Milano, dove Marino ha avuto il 27% e Bersani il 46%. Ero candidato nel collegio 14 (Città Studi - Porta Romana - Porta Vigentina) dove Marino ha avuto il 26% e in più ha battuto di un punto percentuale le liste per Franceschini, mentre Bersani ha preso solo il 48%. Entrambi sono ottimi risultati considerata la media nazionale, ma anche quella cittadina. Possiamo quindi essere soddisfatti però dobbiamo anche fare autocritica perchè, devo ammetterlo, le mie speranze mi facevano immaginare un risultato più ampio. Nonostante io non abbia avuto le responsabilità di Civati nel progettare la campagna per Marino, posso dire che a me, come a tanti militanti della prima ora, è mancata la capacità di credere fino in fondo all'importanza di questa terza mozione. Nonostante avessi sin da subito accettato di aderire alla mozione con convinzio, ho faticato a credere che si stesse costruendo una mozione importante per questa fase congressuale. Mi sono fatto demoralizzare dal non vedere la rete nazionale di contatti, dall'assenza di Marino sui mezzi d'informazione, dagli inciampi della prima ora (il Foglio che attaccava Marino, che intanto faceva strane uscite). Ma la realtà era un'altra: la mozione Marino è stata una mozione d'avanguardia fondamentale per la storia del Partito Democratico, che continueremo a scrivere, insieme.

martedì 27 ottobre 2009

Quattro proposte concrete per valorizzare il talento. Ma servono a poco.

La premessa è ottima: tutte le persone che vorrebbero ci fosse più meritocrazia hanno senso pratico ed il sottotitolo di questo libro non può che attirarle: "quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto". Eppure, per chi si è già occupato anche solo superficialmente del problema, queste proposte sanno di ovvio. Azzerare i privilegi alla nascita, proteggere i consumatori, l'importanza del sistema educativo per la pari opportunità, più meritocrazia nell'assegnamento delle pensioni e nell'assegnamento dei posti nelle Pubbliche Amministrazioni sono gli argomenti che attraversano il libro per giungere alle quattro proposte: merito nelle PA, test nazionali standard per il sistema educativo, Authority per sbloccare l'economia, donne nei CdA. Caro autore, più che discutere di proposte, da anni in Italia il dibattito è: come combattere quei poteri che ne impediscono l'attuazione! E nessuno ha finora avanzato proposte concrete in questo ambito.

L'Onda Verde d'Iran

L'Iran è cambiato. E' cambiata l'immagine che il mondo ha dell'Iran, e l'immagine che il popolo iraniano ha di se stesso. Due milioni di persone non vanno mai in piazza invano e i cento manifestanti assassinati non potranno mai essere dimenticati. I riflettori della stampa internazionale da tempo erano puntanti su Ahmadinejad per le sue posizioni pericolo (l'intenzione di costruire una bomba atomica, i ripetuti proclami di morte a Israele) ma oggi possiamo sperare che le cose siano veramente destinate a cambiare.

Nessuno potrà dimentica Neda, immagine diventata famosa. Ma nemmeno Taraneh Mousavi, meno nota, forse proprio per la sua morte, meno adatta a venire descritta sulla stampa: Taraneh era una giovane ragazzi iraniana, nata nell'81. E' stata arrestata durante un raduno davanti alla moschea di Qoba dalle forze in borghese e dai basiji. Dal suo arresto non si è saputo nulla di lei per settimane, poi finalmente viene ritrovata. Ma del suo corpo bruciato, nell'area di Qazvin, non è rimasto nulla. Le forze di polizia hanno intimato il silenzio alla sua famiglia con minacce, ma non si poteva tacere. Sono state raccolte testimonianze dagli amici e da alcuni medici che avevano potuto visitarla quando era ancora viva. Taraneh era stata allontanata dagli altri prigionieri e brutalmente stuprata in branco, ripetutamente, fino a perdere coscienza. Poi è stata portata in ospedale dai suoi carcerieri a causa delle lacerazioni profonde che le avevano riportato all'utero e all'ano, riferendo che erano state causate da un incidente d'auto. Dal momento che per i dottori l'ipotesi era palesemente insostenibile, è stata portata via dall'ospedale ancora incosciente nel timore di ripercussioni gravi, minacciando tutto il personale ospedaliero di rimanere in silenzio. Per non lasciare tracce hanno poi bruciato il corpo nel deserto di Qazvin. L'autopsia rivela che quando è stata bruciata era ancora viva.

Storie come questa ce ne sono 75, tutte rigorosamente documentate, ne "L'Onda Verde d'Iran", un libretto uscito con Il Riformista nell'Ottobre 2009 contenente vari contributi.

domenica 25 ottobre 2009

Amartya Sen: An idea of justice

Amartya Sen viene intervistato dal Times of India sul suo ultimo libro, "An idea of Justice". Ecco un estratto fondamentale da leggere:

A costo di forzarla a ridurre 496 pagine in poche frasi, che cos'è la giustizia? Che cosa dovrebbe rappresentare per noi?


La giustizia è una questione complessa ( non mi ha certo sorpreso il dover scrivere 496 pagine per parlarne ) ma la cosa più importante è comprendere che la giustizia ha a che fare col fatto che ognuno di noi venga trattato correttamente. Sebbene questa relazione sia stata ampiamente argomentata dal principale filosofo della politica dei nostri tempi, John Rawls, io considero che egli abbia omesso di sottolineare un paio di importanti connessioni. La prima, è il centrale riconoscimento del fatto che la formulazione di una teoria sulla giustizia debba essere profondamente relazionata con la valutazione sistematica di come ridurre l'ingiustizia nel mondo, piuttosto che essere incentrata solo su come potrebbe essere una ipotetica società perfettamente giusta. E' possibile infatti che non si trovi un accordo sulla forma che dovrebbe assumere la giustizia perfetta ( che sarebbe comunque in sè un obiettivo assai difficile da raggiungere, anche nel caso che la gente riuscisse a mettersi d'accordo su quanto debba essere considerato giusto e immacolato ) mentre potremmo nel frattempo trovare un ragionevole accordo sui molti casi eliminabili di ingiustizia manifesta, come la schiavitù, la sottomissione femminile, la fame e la deprivazione generalizzate, la non scolarizzazione dei bambini o la mancanza di una sanità accessibile per tutti.

Secondo, l'analisi della giustizia deve prestare attenzione alla vita che le persone sono effettivamente in grado di condurre, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla natura delle Istituzioni Giuste. In India, come ovunque, dobbiamo concentrarci sulla rimozione delle ingiustizie che possono essere identificate e sul come porvi rimedio.

(traduzione di www.guidaindia.it)