martedì 14 maggio 2013

Cyanide and Happiness, a daily webcomic

mercoledì 1 maggio 2013

Dove succedono le cose

Nella baia di San Francisco la tentazione di lavorare in una start-up prende chiunque. Non è affatto difficile capire perché: nella tua giornata, o sei compresso in un autobus tra orde di gente con lo sguardo fisso sul proprio smartphone, oppure stai sorseggiando un cappuccino in una caffetteria ecologica. Alla sera, invece, ogni festa ha il suo nerd di successo.

Qui la chiamano G-bomb: stai chiacchierando con un ragazzo normalissimo, ed improvvisamente esce che lavora da Google. E partono le domande: "hai provato la macchina senza guidatore? quando entreranno in commercio i nuovi occhiali? è vero che avete un'onda artificiale su cui surfare in ufficio?". Gli eccezionali benefits garantiti dalle start-up e dalle aziende di successo del settore tech hanno attratto talenti da tutto il mondo e, sebbene abbiano molti fan, hanno fatto nascere anche una sotto cultura che tende ad arricciare il naso quando passano. 
Ogni tanto si può sentire qualcuno spingersi addirittura a parlare di nerd-apocalypse: si tratta di chi è venuto in questa città perché attratto dal suo lato artistico e sociale, magari perché amava l'idea di vivere in una delle città più "green" degli Stati Uniti, e che ora quando si guarda intorno vede troppi grandi grattacieli e troppa tecnologia per i propri gusti.

All'università di San Francisco hanno presentato un nuovo prodotto: lo psicoterapeuta virtuale. Potremo presto metterci a conversare con una persona virtuale in uno schermo, che oltre ad ascoltarci potrà vederci e saprà riconoscere le nostre espressioni facciali, intuendo dalle nostre pause e dal tono della nostra voce le nostre emozioni. Questo progetto è stato studiato apposta per dare un aiuto concreto ai veterani di guerra, che spesso negano di soffrire di shock post traumatico per paura dello stigma sociale che questo ancora ha. 
Grazie alla stessa tecnologia, è stato creato il paziente virtuale, per addestrare gli psicoterapeuti alla psicoterapia. Insomma, il panorama è vasto e tavolta anche contraddittorio: chi cureranno gli psicoterapeuti così allenati, se i pazienti preferiranno lo psicoterapeuta virtuale? Bah. Di certo è tutto entusiasmante. Capisco perché c'è gente che, per descrivere questa città, dice che E' QUI CHE LE COSE SUCCEDONO. 


venerdì 3 febbraio 2012

Ultimi post su Linkiesta

Cari amici,

ecco un riassunto dei miei ultimi pezzi pubblicati su Linkiesta. Per cominciare ho parlato dell'Operazione False Flag, in cui alcuni 007 israeliani hanno fatto una cosa che proprio non è andata giù a Obama: si sono travestiti da agenti della Cia e sotto queste spoglie hanno reclutato dei terroristi sunniti, aiutandoli ad organizzare attentati in Iran. Ho calcolato che Israele sarebbe responsabile per la morte di circa 200 civili iraniani negli ultimi anni (qui l'articolo).
Ho guardato - finalmente - "Una separazione". Ho aspettato così tanto perché me ne avevano parlato così bene che temevo non fosse più all'altezza delle mie aspettative, ma... l'ho adorato! Speriamo vinca anche alla notte degli Oscar (qui il mio pezzo).
Ricordate il drone americano che spiava di nascosto dai cieli dell'Iran? Quello che, nonostante fosse "invisibile", è stato catturato dagli iraniani senza bisogno nemmeno di sparare? Ecco, Obama ne ha chiesto la restituzione. Gli iraniani lo hanno accontentato, ridendosela sotto i baffi: glie ne hanno spedito un modellino giocattolo rosa, che sta andando a ruba nei bazar (qui il pezzo e le foto dei giocattoli).
Non vi siete anche voi accorti quanto spesso gli americani salvino i pescatori iraniani in difficoltà nelle acque del Golfo Persico? Ho cercato di spiegare il motivo della strana frequenza con cui questo avviene, a questa pagina.
Il primo febbraio si è celebrato l'anniversario del ritorno di Khomeini dall'esilio, nel 1979. Il regime lo ha celebrato in un modo buffissimo: riproducendo il suo arrivo utilizzando una sua foto in cartone a grandezza naturale. L'effetto è stato ridicolo, come potete vedere voi stessi dalle foto che ho pubblicato qui.

Infine, ho scritto anche un vero articolo! E' stato pubblicato oggi. Parlo del crollo del rial, ne spiego le cause e gli effetti. Fatemi sapere cosa ne pensate, commentate o mandatemi messaggi privati! Alla prossima =) Qui il link all'articolo.

mercoledì 11 gennaio 2012

Iran Ora! Parte il mio nuovo blog su Linkiesta

Cari amici!
Sono felice di comunicarvi che ho aperto un blog su Linkiesta! Linkiesta era già diventato da qualche mese il mio sito d'informazione preferito, potete immaginare quanto sia felice di sapere che posso scrivere proprio lì! Il blog naturalmente parlerà di Iran e vi invito a seguirmi.

Link: Iran Ora! Notizie e retroscena da Tehran

Ho già scritto tre articoli:
L'orgoglio di essere in prigione a Tehran
Chi è l'americano condannato a morte in Iran
Chi uccide gli scienziati iraniani? Elementare, Bibi.

Il blog "Sotto il tappeto" giunge definitivamente al suo termine naturale. Ma questo indirizzo rimarrà attivo, quindi non disiscrivetevi dai feed, dalle mail eccetera: ristrutturerò la grafica e continuerò a scrivere. Non di Iran, però. La mia idea è quello di conservare l'indirizzo guidozichichi.blogspot.com per vari progetti nel corso degli anni. Se ricordate, infatti, prima di "Sotto il tappeto" c'era stato "Zichiacchiere". Deciderò nelle prossime settimane il da farsi, non escludo di tornare al progetto di Zichiacchiere, nel quale sostanzialmente parlavo del più e del meno! :D

Grazie per avermi seguito, e continuate a seguirmi su Iran Ora! :)

UPDATE: Qui in redazione a Lavoce.info minacciano di licenziarmi se non rettifico subito - specificando che lo faccio di mia spontanea volontà - che il mio sito d'informazione preferito è Lavoce.info. Visitate Lavoce.info. Lavoce.info è bella. Leggere Lavoce.info fa bene alla salute.

domenica 4 dicembre 2011

Lettera di un giornalista in prigione

Jila Bani-Yaghoub è la moglie di Bahman Ahmad Mouei. Ha ricevuto e pubblicato questa lettera personale, speditale dal marito in carcere. Bahman, che era già stato arrestato in occasione delle proteste del 2009, è stato riarrestato per aver scritto un articolo in cui criticava le politiche economiche del governo. Ora si trova a scrivere la vita nella prigione di Evin, nel ramo dei prigionieri politici.

"Sono seduto nel cortile della prigione su una sedia di legno scricchiolante. E' rotta. Ha piovuto continuamente per tutta la settimana e persino le nostre ossa sono diventate umide. Fino ad oggi siamo rimasti chiusi nelle nostre celle, aspettando che il tempo migliorasse. Nella mia cella siamo in diciotto. Siamo così stretti che non possiamo nemmeno bere il the senza disturbare il vicino. Ma non importa, tanto questa settimana non c'era nemmeno l'acqua calda, tant'è che nessuno di noi si è lavato per giorni. Durante queste lunghe ore, dietro questi alti muri, penso a te. E' solo grazie a te che posso sapere quello che sta succedendo lì fuori. Sappi che sono orgoglioso di essere qui, al fianco dei migliori figli della nostra patria. Mi sento pieno di orgoglio, l'orgoglio che viene dall'essere un prigionero politico.
Sai, certe mattine abbiamo la fortuna di vedere il sole, ma non vediamo la luna da tanto, tanto tempo... Ieri mattina girava voce che ci fosse acqua tiepida alle docce, così siamo tutti corsì là e ci siamo messi in fila. Sembrava come se tutta la società iraniana fosse in coda a quella doccia, perché c'erano tutte le fazioni politiche: l'ex capo di Distretto e Deputato Mohsan Mirdhamadi stava lì in piedi tenendo in mano la saponetta, affiancato da un gruppo di giovani di sinistra, dietro a loro Juad Lari Ahad del movimento del Mojhaedin aveva in mano i piatti (era il suo turno di lavarli), mentre Pichalach Arav Surahi stava sotto la doccia. Ali-Reza Rajaa'i, un attivista religioso nazionalista, stava proprio dietro di me. Cara Jila, è incredibile. Dopo 30 anni di guerre e rivoluzioni, dopo 30 anni di divisioni e guerre tra fazioni, siamo tutti qui insieme. Tutti in prigione, fianco a fianco, tutti giorni, a discutere. Alcuni giorni fa hanno portato fuori dalla cella Amin Nia'ai-Pour per frustarlo. Era la sua punizione. Ha appena 22 anni e pesa a malapena 45 chili, studiava all'Università di Tehran. Ora non sappiamo cosa fare con queste ferite che si trova sulle schiena, sono tutte blu e nere. Alcuni prigionieri vengono a fargli visita da altre celle, per consolarlo, e riusciamo a farlo stare un po' calmo.

Pochi giorni fa sono arrivati due nuovi prigionieri con una storia incredibile. Uno di loro era un vecchio di 75 anni, che di mestiere guidava un pickup. Ci ha raccontato che era tranquillamente seduto sul divano di casa davanti alla televisione quando ha saputo dal telegiornale che ci sarebbe stata una riduzione dell'inflazione e della disoccupazione. Visto che non ne poteva più di queste bugie, è uscito di casa a dipingere slogan sui muri. Quella sera sono andati a prenderlo a casa, il vecchio è arrivato qui che vestiva ancora il pigiama. Il secondo di loro era un giovane lecturer dell'Università di Esfahan. Una delle sue lezioni era stata registrata ed è stato accusato di fare propaganda contro il regime."

sabato 3 dicembre 2011

Qui giace l'uomo che voleva distruggere Israele

Ricordate la grande esplosione vicino a Tehran di un paio di settimane fa? Le autorità iraniane avevano dichiarato che si trattava di un incidente, ma sembra sempre meno probabile. Pochi giorni fa c'è stata un'altra eplosione nelle vicinanze di Esfahan. Prima i media iraniani han cercato di tenere nascosta la notizia, poi hanno negato l'evidenza, alla fine hanno ammesso che c'è stato un incidente: lo stesso balletto della volta scorsa. Ma ora sappiamo chi è il responsabile.

Nel 2010 a Tehran Massoud Ali Mohammadi, uno scienziato nucleare che lavorava per il governo iraniano, è salito sulla sua auto, è uscito dal box di casa per andare al lavoro, quando il detonatore di una bomba controllata a distanza è stato fatto scattare. L'auto è saltata in aria. All'epoca c'era chi gridava che si trattasse del Mossad, altri dicevano che era stato il regime per prevenire che questo scienziato scappasse all'estero a rivelare segreti sui progetti di Ahmadinejad.

La scorsa estate, in una stradina del centro di Tehran, è stata trovata una macchina in mezzo alla strada con il vetro in frantumi. Dentro, accasciato sul sedile, stava il corpo di Daryoush Rezaei, un altro giovane scienziato che si occupava di tecnologie nucleari al servizio dello Stato iraniano. Si stava aprendo il solito dibattito: è stato il Mossad o il regime iraniano? Uno dei dirigenti militari israeliani ci ha tolto dall'impiccio. "Siamo stati noi" ha rivendicato orgoglioso. In un comunicato ha poi ritrattato la dichiarazione, che non è stata riportata sui giornali occidentali ma solo sui media israeliani, con grande gioia del governo israeliano che ha incassato il gradimento dell'opinione pubblica.

Ora il gioco si è ripetuto. Il governo israeliano ha voluto far intuire all'opinione pubblica israeliana di essere il responsabile dell'esplosione, senza sporcarsi con dichiarazioni troppo esplicite. Davanti alle domande della stampa, pubblici ufficiali hanno sconfessato le dichiarazioni del regime sull'esplosione di Esfahan "non si è trattato di un incidente".

Israele sta già attaccando l'Iran. La domanda è: la guerra aperta è una realtà ineluttabile?

Nel frattempo il Generale di Stato Maggiore Hassan Moqaddam, morto nell'esplosione del 12 novembre vicino a Tehran e capo del centro di Ricerca Industriale dell'esercito, è stato sepolto. Una delle sue ultime volontà, riportata per iscritto nel testamento, riguardava la scritta sulla propria lapide: "Qui giace un uomo che voleva distruggere Israele". Quanta ironia.

mercoledì 30 novembre 2011

La verità dietro l'assalto all'Ambasciata Britannica

I Media di Stato iraniani hanno usato la parola "studenti" per definire questi sotto specie di hooligans che hanno assaltato l'ambasciata inglese ieri. Sinceramente, quando ho visto le foto, non ho potuto evitare di ridere (nello stupore dei miei colleghi in ufficio). In occasione delle elezioni del 2009, quando i veri studenti erano nelle piazze, questi venivano definiti con i peggiori epiteti. Ora invece le stesse persone che hanno contribuito alla repressione del movimento studentesco iraniano vengono definiti studenti, nonostante le foto parlino chiaro sulla loro età anagrafica. I media di regime si comportano sempre così. A volte palesemente, come in Iran, a volte in maniera più sottile, come nel caso del Tg1.

Ciò che mi ha lasciato da subito perplesso (come spesso succede in questi casi) è l'entusiasmo e la velocità con cui i media di casa nostra si sono gettati sulla notizia riportando pari pari quanto veniva dai comunicati dei media iraniani, senza usare nemmeno il buon senso di interpretare le fotografie e i filmati, che parlavano da soli.

Ma da quando i nostri media fanno così tanto affidamento al canale di Ahmadinejad, Raja News? C'è qualcosa che non va qui: procede la solita strategia di demonizzazione degli iraniani, e realizzarlo toglie dalla mia faccia il sorriso ironico del primo momento e lascia il posto a lacrime amare, perché gli studenti iraniani hanno meritato col sangue il diritto di essere riconosciuti per quello che sono: una forza riformatrice e pacifica all'interno del paese. Tutti noi che abbbiamo a che fare con l'Iran non possiamo evitare di conoscere studenti o ex studenti che sono stati perseguitati, arrestati, torturati, talvolta uccisi, nel corso degli ultimi anni (compresi gli ultimi mesi). Riconoscere che chi assalta le ambasciate degli altri paesi non è studente, ma dei basij, glie lo dobbiamo.

Ora, provando ad interpretare le immagini che sono arrivate dalla stampa mi sento di trarre con relativa certezza queste conclusioni:
  1. i manifestanti erano basij, membri del corpo paramilitare iraniano, non studenti
  2. sono penetrati dentro l'ambasciata non perché trascinati dalla foga del momento, ma per un attacco premeditato
  3. la polizia è stata connivente (si vede chiaramente nelle foto che non interviene - come al solito quando i basij organizzano le loro manifestazioni)
Questo rende tutto infinitamente più grave agli occhi dei nostri diplomatici, che sono ben consapevoli di questa differenza (ma si guardano bene dal comunicarla a noi, che dobbiamo pensare che tutti gli iraniani sono cattivi e che meritano di morire sotto le bombe israeliane in arrivo forse a Natale).
Per concludere dobbiamo farci una domanda determinante: perché il regime iraniano ha deciso improvvisamente di deteriorare i propri rapporti con l'Occidente? La mia risposta: perché conviene al governo in carica! Con l'escalation di tensione è più probabile per Ahmadinejad spuntarla alle prossime elezioni. Inoltre il governo ha bisogno di spostare l'attenzione dei propri oppositori interni dalle falle nel proprio sistema di sicurezza (vedi le esplosioni che in questi giorni stanno colpendo strutture militari e nucleari).

Di certo questo assalto non è stato un buon affare per chi vuole togliere il potere al presidente (i conservatori principalisti il cui riferimento oggi è lo stesso Leader Supremo Khamenei), men che meno per la popolazione iraniana, che vede sempre più vicino il giorno in cui vedrà bombe israeliane piovere dal cielo. Ahmadinejad vuole tenere il potere, anche se questo significa regnare sopra un cumulo di macerie. Israele può essere soddisfatto: il suo peggior nemico è anche il suo miglior alleato. Che fortuna.

lunedì 14 novembre 2011

Incidente durante il trasporto di esplosivo: 17 morti.

C'è stata un'enorme esplosione nella Guarnigione delle Guardie Rivoluzionarie "Shahid Modarres", vicino al villaggio di Bidkaneh. All'inizio le TV di Stato sono state restie a trasmettere la notizia, ma è stato difficile nascondere questo:

La vibrazione dell'esplosione si è sentita persino nei quartieri orientali di Tehran. Cosa è successo? Ramezan Sharif, un uomo con un fascino alla George Clooney che è stato scelto come PR delle Guardie Rivoluzionarie, ha detto:
Ramezan Sharif
"Stavano trasferendo dell'esplosivo da un magazzino, perchè doveva essere usato per altre attività". A giudicare dalla quantità di esplosivo che stavano spostando forse volevano abbattere una montagna. Ci sono stati 17 morti e numerosi feriti. i funerali ha partecipato anche il Leader Supremo Khamenei, che ha ricordato che questi martiri sono morti facendo il loro dovere per la nazione.
خبرگزاری فارس: رهبر معظم انقلاب با خانواده‌ شهدای حادثه اخیر سپاه گفتگو کردند