Questo libro rappresenta un importante contributo al dibattito che si è avviato riguardo alla prima infanzia e a come lo Stato deve regolarla. Esistono vari modi per approcciarsi a questo discorso, quello dominante consiste nel salvaguardare il diritto della donna a lavorare il prima possibile dopo la gravidanza. Questo obiettivo viene perseguito aumentando l'offerta di asili nido, che fino ad oggi in Italia sono pochi (fa eccezione la provincia di Milano) attraverso investimenti ad hoc, come quelli che il governo ha annunciato nella scorsa finanziaria, consistenti in 800 milioni di euro. Ma Paola Liberace non ci sta: la scelta tra il mandare il bimbo all'asilo nido e tenerlo a casa è solo apparente, se poi il mercato del lavoro è brutale in queste situazioni. Molte persone hanno solo due scelte: rinunciare alla propria carriera o mandare il figlio all'asilo nido. L'opzione culturalmente più accettata, quella di passare l'intero primo anno di vita con il bambino, non è contemplata nel novero delle possibilità: bisogna essere molto fortunati per poterselo permettere.
Allora la proposta è questa: non possiamo andare solo nella direzione dell'aumento dell'offerta degli asili nido. Dal momento che il mercato può funzionare per queste strutture sono necessari meno soldi di quanto non richiederebbe costruire un impianto in toto pubblico ed una grande fetta di soldi deve essere invece redistribuita direttamente ai genitori che vogliono stare a casa con il proprio figlio, oppure attraverso incentivi alle imprese affinché prevedano forme di previdenza nel contratto di lavoro.
Ancora una volta dobbiamo quindi guarda ai paesi scandinavi e capire che la cosa veramente importante è la libertà di scelta. Lo Stato non deve prendere delle decisioni al posto dei genitori, ma deve rendere possibile una reale decisione su cosa sia meglio per il bambino nei primi tre anni di vita.
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