domenica 4 settembre 2011

Al caffè Paeez

Al mio ingresso al Caffè Paeez di Mirdamad, i baffi di Alima sorridono come sempre. E' da quando sono arrivato che ogni settimana mi rifugio in questo piccolo locale fatto di legno scuro, nascosto in un sotterraneo di un vecchio centro commerciale. Sopra la mia testa, in superficie, ci sono tre alti palazzi, grosse torri di più di venti piani ciascuna. Si tratta di un complesso residenziale costruito prima della rivoluzione del 79, fatto per le classi più agiate. Fra le torri c'è una grossa piscina e un campo di pallacanestro, facilmente osservabile da chiunque faccia un giro nel centro commerciale dall'altra parte della strada. Ma la piscina è vuota da più di trentadue anni e le piastrelle del fondo sono crepate ed ingiallite, dando a tutto il complesso un aspetto post-apocalittico.
Alima sa già cosa voglio: "Caffè Espresso!" ordina rivolto al bancone. Sono un cliente abitudinario. Mi siedo al mio solito tavolo a scrivere, e una volta finito il caffè mi porta un succo di melograno. Qui, grazie alla connessione internet, posso navigare libero e veloce. Le pareti sono piene di fotografie di pensatori che la mia generazione sta dimenticando (io per primo): Che Guevara, Jean-Paul Sartre, Ernest Hemingway, Franz Kafka, Bertrand Russell, Bertolt Brecht... E poi i più importanti poeti contemporanei iraniani: Sadegh Hedayat, Ahmad Shamloo e Forough Farrokhzad. Quando chiedo perché non ci siano altre foto, Milad risponde con una risata fragorosa. Come dargli torto.

Locali come questo non sono rari a Tehran, ma bisogna sapere dove cercarli. Lo sa bene Faraz. Una sera ero ad una festa a Lavasun, un paesino nelle montagne dietro Teheran, dove si respira aria fresca e pulita. Un'amica mi sussurra nell'orecchio "Parlagli un po' a quel ragazzo, si chiama Faraz... distrailo... è molto triste...". Mi metto a chiacchierare con lui di quanto sia bella Lavasun, di quanto sia stronza la vicina che ci ha costretto a spegnere la musica, di quanto sia rompipalle quel cane enorme che mi ha pure strappato la camicia con un morso. Ma la conversazione viene fatalmente trascinata dal vortice dei suoi pensieri fino al centro delle sue angosce. E mi racconta la sua storia.

Il sogno di Faraz era semplice: avere un bel bar a Tehran. Un bar, insomma, come quello da cui vi sto scrivendo. Era così appassionato al suo sogno, che ci era riuscito. Aveva un bar bellissimo, pieno di clienti. I ragazzi venivano a incontrarsi nel suo bar da tutta Tehran. Ma tanto successo aveva attirato l'attenzione del negoziante di fronte, un tizio poco raccomandabile. "Faraz - gli aveva detto costui - cosa ne dici di vendere un po' della mia roba nel tuo locale? Ho un amico che me ne procura di ottima qualità". Ma Faraz, essendo una persona per bene e che non vuole problemi, gli aveva risposto: "Caro mio, vendere roba è proibita dall'Islam ed illegale, e io voglio avere solo un bar bellissimo e legale, niente di più, non mi interessa fare soldi, sono contento così, grazie arrivederci". Ma questo negoziante aveva agganci. Dopo pochi giorni il suo locale viene chiuso, in quanto "punto di ritrovo per sovversivi". Inutile chiedere spiegazioni.
Un mese dopo il bar è di nuovo aperto, ma ha un nuovo nome. Si chiama Shahid Beheshti bar, ed è pieno di enormi fotografie di Khomeini, Khamenei e di tutti gli Imam. Il proprietario però è proprio quel negoziante, che finalmente può vendere la sua roba sotto lo sguardo severo dei leader spirituali della Repubblica Islamica.

Faraz è triste e io non trovo parole per consolarlo, così sto in silenzio a guardare con lui il carbone del narghilè che si raffredda lentamente in un filo di fumo.

4 commenti:

  1. Davvero un articolo interessantissimo! per caso ti ha detto o rivelato cosa intende fare adesso Faraz? Pensa di dare una svolta alla sua vita? Ha intenzione di aprire un altro bar o l'idea ormai lo terrorizza?

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  2. ciao tommy! non può più aprire un bar, faraz ha la fedina penale sporca a causa di questo fatto... e quindi d'ora in poi avrà difficoltà a trovare lavoro!!!

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  3. Povero! Non ci posso credere! ma è tutto'ora disoccupato o riesce almeno a fare qualche piccolo lavoretto? Diciamo che mi interesserebbe sapere come riesce a vivere, con che soldi

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  4. è disoccupato e sta vivendo coi pochi soldi che si era messo da parte, ma il suo futuro è incerto...

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