Il crepuscolo è caldo e umido sulla costa del Mar Caspio. Mi trovo a Chaksar, nella provincia di Mazandaran. Il bar sulla spiaggia trasmette musica tradizionale, mentre i canottini gonfiabili colorati appesi alla veranda ondeggiano al vento. Sotto piccole tende vicino alla riva, gruppi di ragazzi e famiglie bevono il the e fumano il narghilè, godendo della brezza serale mentre il sole tramonta.
Alcuni bambini giocano ancora in acqua insieme a ragazze vestite con il velo e la manica lunga, di fianco a un cartello: "vietato fare il bagno". Un altro cartello dice: "benvenute, o figlie di Maometto!". Indica la direzione per la spiaggia delle donne, delimitata da un alto steccato coperto di teli di plastica, che si infila prepotentemente in mare, fino a trenta metri da riva. Gli uomini non possono entrare, nè avvicinarsi, e per le donne è proibito stare in costume se non in questa piccola area di 200 metri quadri. Ma al di fuori di essa - a patto che indossino i vestiti e il velo - possono divertirsi scegliendo tra una corsa sulle moto da sabbia, sulle moto d'acqua o facendo lo sci d'acqua. O magari giocando a volano, sotto gli occhi attenti dei barbuti basiji in uniforme, che pattugliano la battigia ogni minuto, passeggiando a coppie.
Per gli iraniani la costa sul Caspio è una grande oasi di pace, per scappare dal caldo arido di Tehran.
Tuttavia l'ambiente non sembra ricevere il rispetto che meriterebbe: la spiaggia è sporca e chi la popola non sembra accorgersene, come non fosse un problema. Di sicuro non lo è la notte, quando grossi faló si accendono un po' ovunque fino a notte fonda, spesso per fare dei barbecue.
Un altro modo per passare la giornata è andare a fare un picnic nelle grandi e verdi foreste ai piedi dei monti Alborz. Ma anche qui affligge profondamente vedere ovunque - a perdita d'occhio - immondizia. Bottiglie, sacchetti, scarpe. Molti turisti hanno ipocritamente raccolto un po' della loro immondizia in sacchetti che poi hanno appeso agli alberi, o hanno infilato alcune bottiglie di plastica su ramoscelli per non lasciarle sul prato. L'immondizia non si trova solo in terra, ma anche sospesa a mezz'aria.
La strada costiera non sfugge a questo degrado. Come in Turchia sul Mar Nero, il boom edilizio è rimasto bloccato a metá per l'avvento della crisi economica. Un edificio su tre è costruito per metà, e il suo scheletro di mattoni rossi e metallo arrugginito giace sotto il sole dimenticato dai proprietari. Un'atmosfera incupita anche dalla presenza delle foto dei martiri: ogni strada perpendicolare al mare è dedicata ad un ragazzo morto nella santa guerra contro l'Iraq, e le numerose foto in bianco e nero di questi giovani ragazzi sorridenti mandati a morire per i capricci di un tiranno sembrano non voler farci dimenticare un passato orribile di questa terra...
Nella foresta si può sfuggire a tutto questo. Le donne possono trovare un po' di libertá. Nascoste dalle fronde possono finalmente lanciare dei grandi acuti urli, che echeggiano nella foresta. Possono abbracciare il proprio ragazzo e ballare senza velo. E sentirsi felici.
Ma meglio fare attenzione. Agli iraniani non fa piacere raccontarlo, ma per quanto raro, è sempre possibile essere fermati dai basiji per comportamento immorale. Una mia amica è stata arrestata per aver coraggiosamente indossato un bikini su una spiaggia isolata, costretta a pagare una penale salata per evitare tre mesi di carcere. Un gruppo di ragazze che non conosco personalmente, pochi anni fa ascoltava musica in un giardino privato: i basiji le hanno arrestate per ascolto di musica immorale per poi portarle in ospedale per un controllo della verginitá fatto di fronte a tirocinanti.
Forse tutto questo non stupirebbe se ci trovassimo di fronte ad una cultura ed un paese arretrato. Ma per per l'Iran è diverso. La popolazione sa cos'è la libertá e sa di non averla. E sogna una vita diversa.
Ma la tua amica, quando si è messa in bikini in spiaggia, sapeva ed era cosciente a cosa stava andando incontro?
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