domenica 18 settembre 2011

La liberalizzazione dei trasporti

Quando qualche anno fa alla scuola di liberalismo della Bocconi un mio compagno prese la parola e disse che secondo lui il trasporto pubblico andava liberalizzato permettendo l'ingresso di piu' operatori tra gli autobus, l'aula si era messa a ridere, compreso il professore. Forse era esilarante l'idea di una citta' disseminata di fermate di diversi colori, una per ogni diversa compagnia di autobus. Eppure Tehran, forse senza piena consapevolezza, lo ha fatto.

Esiste una compagnia di autobus municipale (la Vahed), ma sono state introdotte nuove compagnie specializzate in linee particolari (come il cosiddetto rapid transit, il BRT). Inoltre ci sono i taxi gialli, quelli istituzionali, che fanno capo a diverse agenzie indipendenti tra loro.... Ma non solo! La vera particolarita' e' che qui tutti sono liberi di prendere clienti dalla strada e dargli un passaggio!

Per questo motivo a lato di ogni strada ci sono persone in piedi che aspettano qualche macchina che li tiri su e che, per pochi spiccioli (10-30 centesimi) offra un passaggio per qualche chilometro. Molti impiegati ne approfittano per arrotondare lo stipendio mentre vanno al lavoro ogni mattina. Qualcuno ne fa proprio un lavoro, passando la giornata a girare per le strade della capitale. C'e' chi si organizza meglio, comprando un pulmino da dieci posti, col quale fa avanti e indietro lungo le trafficatissime vie principali. Altri invece preferiscono usare una semplice moto, che permette trasporti molto veloci ma anche molto pericolosi. 

Grazie a questo sistema, nonostante per molte cose (prime fra tutte vitto e alloggio) Tehran costi piu' di Milano, i trasporti sono davvero molto economici. Magari facessimo cosi' anche a Milano...

1 commento:

  1. "Forse era esilarante l'idea di una citta' disseminata di fermate di diversi colori, una per ogni diversa compagnia di autobus."

    Vedo che il concetto di liberalizzazione all'italiana è ormai nelle corde di tutti...

    Liberalizzare un servizio non implica, invece, liberalizzare un'infrastruttura. Per fare un esempio, una liberalizzazione alla scandinava dei trasporti milanesi vedrebbe una società pubblica gestire l'organizzazione sul territorio delle "fermate", gestire il monitoraggio dei servizi delle compagnie, gestire l'infrastruttura. Questa società si remunererebbe con il fisso e i variabili pagati dalle società che andrebbero ad erogare il servizio, che sarebbero libere di organizzare tratte, percorsi e stop.

    C'è un'alternativa tra anarchia e dirigismo, si chiama buon senso.

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