Il prezzo della benzina
Dopo aver dipinto un veloce quadro del mercato del petrolio, si spiega in che modo la benzina viene tassata in Italia.
Il petrolio
Il primo responsabile della variazione del prezzo della benzina è la sua materia prima. Fino agli anni settanta il mercato del petrolio era caratterizzato da un forte oligopolio, ma oggi il numero di venditori è aumentato e, soprattutto, è aumentata la loro provenienza geografica. Questo ha fatto sì che sebbene tutt’ora esistano dei cartelli essi non hanno più il potere di decidere il bello e cattivo tempo, perché il mercato è capace di punire severamente dei comportamenti prepotenti, come ci ha insegnato l’esperienza degli anni settanta. Quindi, nonostante i profitti dei petrolieri siano esorbitanti, il prezzo del barile è deciso dal mercato, e l’attuale prezzo elevato è rappresentativo di un bene esauribile che diventa sempre più raro. Abbiamo detto che non ci troviamo più davanti a un monopolio, ma di certo in questo settore non vigono le regole di una concorrenza perfetta… al contrario. In questo oligopolio i costi di produzione non influenzano affatto il prezzi, ma per i paesi occidentali questo è indubbiamente un bene. Se così non fosse, infatti, i giacimenti del Nord America e del Nord Europa sarebbero già stati da tempo estromessi dal mercato, poiché i costi di estrazione sono a volte anche di dieci volte superiori rispetto a quelli del Medio Oriente. Per questo è probabile che il recente ripensamento del mercato riguardo al valore del bene-petrolio - diminuito in un paio di mesi del 50% - è ascrivibile solo alle diverse previsioni di sviluppo dell’economia mondiale, e non a variazioni di costi o alle manovre di potenti cartelli. La velocità con cui le economie emergenti stanno crescendo non lascia dubbi sul futuro: il petrolio diventerà una risorsa sempre più preziosa e di conseguenza… costosa.
Come si forma il prezzo della benzina
Una volta estratto e venduto, il petrolio viene raffinato. La benzina viene poi trasportata e venduta sul territorio. Ma quale percentuale del prezzo va alla compagnia di distribuzione, e quale invece finisce nelle casse dello Stato? La risposta lascia impietriti: appena il 47 % del prezzo (71 centesimi*) va alla distribuzione, mentre il 53% (82 centesimi) va allo Stato. Questi 82 centesimi includono due diversi tipi di tassazione: le accise e l’IVA. Le accise sono importi fissi (in Italia si tratta di 0,564 euro) decisi dal governo, che vengono sommati al prezzo industriale di un litro di benzina. Un’interrogazione parlamentare del 2004 ha reso note le motivazioni che ne giustificano la presenza:
1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935 (0,001 euro);
14 lire per la crisi di Suez del 1956 (0,007 euro);
10 lire per il disastro del Vajont del 1963 (0,005 euro);
10 lire per l'alluvione di Firenze del 1966 (0,005 euro);
10 lire per il terremoto del Belice del 1968 (0,005 euro);
99 lire per il terremoto del Friuli del 1976 (0,051 euro);
75 lire per il terremoto dell'Irpinia del 1980 (0,039 euro);
205 lire per la missione in Libano del 1983 (0,106 euro);
22 lire per la missione in Bosnia del 1996 (0,011 euro);
0,020 euro (39 lire) per rinnovo contratto autoferrotranvieri 2004.
Sebbene non sussisterebbe più motivo di perpetrare questa forma di tassazione, le accise rimangono, e rappresentano da sempre una quota considerevole del prezzo della benzina. Oltre all’accisa, sulla benzina si paga l’IVA del 20%. L’IVA non si applica solamente al prezzo del bene-benzina, ma anche alle accise. Prendiamo come esempio i prezzi del 15 luglio 2008: il prezzo industriale della benzina era 0,7130 euro, aggiungendo le accise arrivavamo al prezzo di 1,2770. Su quest’ultimo prezzo (comprensivo di benzina e accise) viene applicata l’IVA del 20%, elevando il prezzo finale a 1,5324 euro. Spesso rimaniamo stupiti nello scoprire dell’esistenza dell’IVA sulle accise, una tassa sulla tassa.
| Prezzi del 15 luglio 2008 (dati in Euro) | |||
| A | Prezzo industriale |
| 0,7130 |
| B | Iva del 20% sul prezzo industriale | 20%*A | 0,1426 |
| C | Accise |
| 0,5640 |
| D | Iva del 20% sulle accise | 20%*C | 0,1128 |
| E | Totale prezzo benzina | A+B+C+D | 1,5324 |
| F | Totale tasse | B+C+D | 0,8194 |
| E | Totale accise più Iva sulle accise | C+D | 0,6768 |
A noi interessa osservare l’aggregato E della tabella, che somma le accise e l’IVA pagata su di esse. Questa cifra ha una particolarità interessante: è la parte del prezzo della benzina che non risente né di variazioni di prezzo del barile, né di capricci del distributore, né tantomeno del cambio eurodollaro; infatti dal momento che le accise sono fisse, lo è anche l’IVA che ci paghiamo sopra. Cosicché la somma di entrambi non risente delle fluttuazioni dei prezzi. Chiariamo con un esempio estremo: se domani l’OPEC decidesse di festeggiare regalando petrolio e se lo stesso giorno la distribuzione decidesse di lavorare gratis, la benzina costerebbe comunque 0,6768 euro al litro.
L’elevata tassazione sulla benzina aumenta il costo degli spostamenti e pone un freno all’economia. In Europa tutti i paesi impongono una tassazione elevata su questo bene, ma l’Italia è sensibilmente sopra la media. Lo svantaggio competitivo si fa sentire, e per questo motivo sarebbe auspicabile una diminuzione delle accise. Se non altro dovremmo trovare ad esse nuove motivazioni e nuove destinazioni, visto che pagare ancora per la guerra di Abissinia è aberrante. Ma l’elevata tassazione non dev’essere vista solo come un limite, ma anche come un’opportunità: nessuna forza politica sarà mai in grado, basandosi unicamente sulle buone intenzioni, di ridurre l’inquinamento. L’unico fattore abbastanza potente da indurci a farlo è il mercato. Se il petrolio costa tanto, si investirà in ricerca, e si troveranno fonti di energia più economiche e meno inquinanti. Speriamo quindi che il prezzo del petrolio non scenda, e che si trovi presto un valido sostituto.
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