Ieri sera alla commemorazione in Piazza Diaz per le vittime della Resistenza iraniana eravamo in quattrocento. Quattrocento erano anche le candele accese, ma non erano abbastanza per ricordare tutti i feriti, tutti i morti, tutti gli arrestati dell'ultima settimana.
I giovani iraniani per la prima volta sono scesi in strada senza coprirsi il volto: "i nostri amici e i nostri famigliari sono stati ammazzati, mostrare la nostra faccia è il minimo che possiamo fare". Ma è pericoloso? "Sì, l'altro giorno due di noi sono tornati in Iran e gli hanno ritirato il passaporto, non potranno più tornare in Italia per chissà quanto tempo".
Edmondo parla al megafono: "Eravamo scesi in piazza a chiedere dove fosse finito il nostro voto. Non l'avremmo mai detto, ma ora siamo in piazza a chiedere che smettano di ammazzare i nostri amici". Sul muro del consolato le foto degli amici morti: accostate le foto di una ragazza sorridente e la foto di una ragazza con la faccia coperta di sangue. E' la stessa. Intanto si cantano canzoni iranianialternate con canzoni di De Andrè, mentre la cera si scioglie sulle piastrelle del porticato.
Possono contare solo sul risveglio della comunità internazionale. Le forze del regime sono in minoranza nel paese e, anche se detengono le armi, non potranno reggere a lungo il confronto in piazza come quello degli ultimi giorni. Dobbiamo far sentire il nostro sostegno perchè la Resistenza non demorda perchè il regime cada.
Oggi è un giorno importante: ci sarà un grande sciopero in tutto l'Iran per protestare contro i brogli, che il regime ha ammesso proprio ieri. Hanno dichiarato infatti che ci sono stati tre milioni in più di votanti". Alla faccia di chi, anche in Italia, sosteneva non ci fossero stati i brogli. Il circolo interuniversitario si sta impegnando perchè siano approvati nelle università dei testi di condanna di quanto sta accadendo in Iran e che chiedano il disconoscimento del governo.
Ecco il comunicato degli universitari iraniani, diffuso ieri sera.
Il futuro del medio oriente dipende dal destino dell'Iran e il futuro
della pace del mondo dipende dalla pace in Medio Oriente.Siamo fermamente convinti che I governanti italiani ed europei, ed
anche l'America del presidente Obama appoggeranno le giuste
rivendicazioni dei diritti sociali e democratici degli iraniani.
La partecipazione dell'85% degli aventi diritto al voto in Iran e all'estero, denota il profondo credo democratico della popolazione iraniana, attraverso il quale chiede la riforma della politica del paese nel senso della stabilità, rispetto dei diritti civili e internazionali. E' noto che l'ampia partecipazione della popolazione iraniana al voto significava la vittoria della linea riformista. Tutte le proiezioni scientifiche fatte dagli esperti iraniani all'interno del paese e dalle fonti indipendenti internazionali sono concordi nell'assegnare la vittoria ai riformisti in questa tornata elettorale. Malgrado tutto ciò, un manipolo di avventuristi ha cancellato di colpo la vittoria dei candidati riformisti (MUSAVI e KARUBI) e in modo arbitrario l'ha assegnata al candidato ultraconservatore AHMADI NEJAD con oltre il 63% delle preferenze.
Noi iraniani residenti in Italia, che abbiamo partecipato in modo massiccio alla votazione, condanniamo questa manipolazione dei risultati e appoggiamo la società civile del nostro paese e i loro leader riformisti nel chiedere l'annullamento dei risultati e l'organizzazione di una nuova tornata elettorale, con la partecipazione di osservatori internazionali.
Milano, 22 giugno 2009
Unione degli Universitari Iraniani in Italia
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