Un mio commento alla lettera del Cardinal Maria Martini sulla questione del crocefisso pubblicata sul blog di un amico.
Secondo me il cardinale non affronta l’argomento. La discussione che si e’ aperta sul crocefisso riguardava la sua presenza nelle aule delle scuole pubbliche. Stupisce quindi che Martini dia la sua preferenza non alla prima lettera che si premura di cercare un luogo adatto al dialogo (fondamentale per il dialogo stesso), bensi’ alla seconda, che parla della presenza del crocefisso nel reparto di ginecologia.
“Chi viene dal di fuori deve imparare a rispettare tutto cio’” sembra una frase che starebbe piu’ in bocca ad un politico nazionalista che a Gesu’ Cristo. Vorrei che la Chiesa spronasse, come ha fatto il Tetta, ad accogliere con solidarieta’. Ma anche questo non e’ il vero nocciolo della questione: non centra l’immigrazione. La sfida e’ tutta italiana, tra I sostenitori della (costituzionale) laicita’ dello stato e chi invece sostiene che, in fondo, siamo in uno “stato cattolico”.
Personalmente credo che la Chiesa possa convincere I cittadini a mettersi il crocefisso anche nel proprio bagno. L’importante e’ che inizi a rispettare il ruolo laico dello Stato, che e’ un valore di importanza fondamentale, soprattutto in questo ambito in cui discutiamo delle influenze religiose su bimbi dell’asilo, delle elementari, delle medie, delle superiori.
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